Inventario e ottimizzazione del magazzino:
Tra disposizioni di legge e controllo di gestione

Una corretta ed efficiente gestione del magazzino è sicuramente uno dei punti chiave per ottimizzare la tua attività di ristorazione, riducendo gli sprechi, i costi inutili e massimizzando il profitto.

L’inventario di magazzino è innanzitutto però, regolato da disposizioni di legge e, così come indicato nell’art.2217 del codice civile, va effettuato solitamente all’inizio dell’anno. Per alcune tipologie di impresa, tuttavia, in riferimento agli strumenti a disposizione e a specifici obblighi legislativi, sono previsti diversi controlli nel corso dell’anno.

La redazione dell’inventario consente di dare una corretta rappresentazione e valutazione delle rimanenze da inserire nel bilancio di esercizio con diretto riflesso sul reddito d’esercizio.
Come si effettua solitamente un inventario? Si identificano in generale tre fasi:

  • ricognizione: consiste nella ricerca e individuazione dei beni da sottoporre a inventario;
  • descrizione: definizione delle qualità fisiche, tecniche o della destinazione dei beni oggetto di inventario (es. semilavorati, lavori in corso su ordinazione, eccetera);
  • classificazione: per procedere alla valutazione, i beni vanno raggruppati in classi omogenee, tenuto conto che la valutazione delle rimanenze deve avvenire sulla base della distinzione prevista dalla voce rimanenze nel bilancio civilistico (art.2424 c.c.).

L’inventario contabile, che corrisponde all’identificazione dei valori da attribuire alle rimanenze di magazzino, è un processo importante che ha un impatto diretto su due voci di bilancio: la valutazione delle rimanenze, inserite nell’attivo di stato patrimoniale, e la variazione delle rimanenze all’interno del valore della produzione nel conto economico.

La valutazione delle rimanenze è il primo step dell’inventario contabile e consente di identificare un valore per ognuna delle sottoclassi inserite nello stato patrimoniale (es. materie prime, sussidiarie e di consumo; prodotti in corso di lavorazione e semilavorati; lavori in corso su ordinazione, ecc.).

Tale valutazione richiede inoltre il calcolo della variazione delle rimanenze, ossia la differenza rimanenze finali (valore ottenuto al termine dell’esercizio) e rimanenze iniziali (valore ad inizio anno), che concorrerà poi alla formazione del reddito.

Come citato sopra, vi può essere esigenza, per disposizioni di legge o per politiche interne di gestione, di effettuare l’inventario a cadenze temporali diverse.

In riferimento a tali scelte, possiamo individuare tre principali metodi: l’inventario annuale, che rispetta il minimo previsto dalla legge, e che, solitamente, si effettua i primissimi giorni del nuovo anno; l’inventario a rotazione, che avviene in più momenti dell’anno e consiste in un conteggio parziale e programmato per un controllo costante delle rimanenze, per permettere di organizzare al meglio l’approvvigionamento, per evitare gli sprechi e limitare i possibili errori; l’inventario in tempo reale, che presuppone una rilevazione costante delle giacenze, metodo solitamente utilizzato da chi è obbligato a tenere traccia del magazzino fiscale.

Quest’ultimo metodo, naturalmente, può richiedere un determinato dispendio di risorse, non solo economiche, poiché rende necessario strutturare un sistema organizzativo mirato affinché l’inventario possa essere affidabile in qualsiasi momento.

Avere un controllo costante e continuo del proprio magazzino, non è però, solo un possibile obbligo di legge; è soprattutto una componente necessaria per la gestione ottimale della propria attività di ristorazione.

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